AVVISO

PICCOLO PROBLEMA TECNICO: PREMIAZIONE ALLE 21 e 30
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Ci siamo. La giuria ha finito il suo immane lavoro di selezione finale dei 10 finalisti del concorso di poesia più amato dagli amanti della musica (e della poesia è ovvio). numeri sono perentori. Oltre 200 poesie in concorso. Più di 15.000 voti espressi. Superate di gran lunga le 60.000 letture. Una scommessa vinta insomma e grazie a voi. Autori e amanti delle parole. Per la redazione è una conferma. Il concorso ha un senso e i numeri lo dimostrano. Possiamo crescere e già abbiamo messo in cantiere la prossima edizione, che già possiamo annunciare partirà ad inizio dicembre.

La prossima edizione vedrà dei cambiamenti.
Faremo pesare di più il voto della giuria popolare. Concedendo al primo classificato di ogni mese un premio speciale.
Tutti potranno nello stesso tempo ambire al premio finale del concorso di poesia.
Qualche novità ce l'avremo anche dal punto di vista delle categorie in concorso.
Se avessimo dovuto pubblicare tutto il materiale che ci è arrivato staremmo ancora qui a battere le dita su questa tastiera. Ma ne siamo orgogliosi.
Vi posso già accennare però che la prossima edizione apriremo, sempre sul tema della musica, anche alle immagini e forse anche ai gruppi musicali.
Stiamo infatti studiando ad una nuova versione del sito che renda più navigabili le opere in concorso.
Scusateci alcuni inconvenienti, ma questo piccolo blog non si aspettava tanto successo.

Per ora non vi dirò più nulla. Vi lascerò fremere in vista della serata di premiazione del 29 ottobre alle ore 21. Mi raccomando. Sincronizzatevi sul blog poichè a quell'ora sarà pubblicata la video-premiazione dei primi 10 classificati. Le sorprese sono assicurate, poiché alcune poesie strapremiate dal voto popolare sono state penalizzate dal voto della giuria, e alcune poesie, con un discreto punteggio popolare hanno avuto il consenso della giuria. Ma vi sto dicendo troppo. Ci sono comunque chance per tutti.

Per la Redazione Poemia

Giuseppe Genchi

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poesia di Francesco Fiorentino



In seggiovia esploro,
gli anni spaziano nel vuoto.
Le valli e le cime dondolano le distanze
appese , alla luce degli spazi
che avvicinano i desideri agli angoli
immortalati dall'anima. Il sodalizio
fra cielo e mare si tempera
al tarmonto del sole, che si cela
nell'azzurro cristallo.
Un tappeto acquerello, invita il grigiore
che s'incammina verso la sera e
sorseggia il buio, nella coppa del giorno.

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poesia di Jessica Franzon - Roma



dimmi solo dove sei.
sotto quale cielo
consumi distrattamente
il tuo tempo
-respiro inconsapevole di vita-

solo dove sei.

ti ho trovato.perso.trovato ancora.
ma no
non eri tu..
solo disordinati frammenti del tuo riflesso.

tra le dita ricordi disconnessi
-solo disordinati frammenti del tuo riuflesso-

dimmi

puoi sentirmi gridare nel deserto?
percepisci il rantolo del giorno che agonizza
qui
sulla mia pelle?
e il gemito dell'alba nuova che si arrampica
sul mio viso?

dimmi...

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poesia di Angelo Soraci - Messina



(Immagine di un uomo che contempla il silenzio)

Fuori dalla finestra

La notte domina su ogni cosa

Le nubi van lontane

E le stelle sono in posa

Le cicale sono in festa

E cantan contente e fiere

Nel silenzio oltre la siepe

Voglion farsi notare

Dentro la mia stanza

Non odo alcun rumore

Solo gocce dal lavandino

Mi fanno un pò distrarre

Il letto è troppo grande

Troppo freddo e abbandonato

La luna si affaccia a fasci

Che accarezzo con un dito

Sento il suo profumo

Ancora sul guanciale

Amore dove sei?

Mi manchi da morire!

La notte lunga e zitta

che ogni tanto fa rumore

continua il suo viaggiare

tra le restanti ore

io da viaggiatore

attento e rispettoso

stremato dalla stanchezza

s’un fianco

mi riposo.

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poesia di Antonio Cavallari - Spoleto



Goccioli sorrisi…l’incanto di
una cordata vibrevole
ti spiana impetuosa
la rotta dei miei pensieri.

Molle dei tuoi respiri
m’immergo nell’abisso del pudore:
soffia il destino muto
e mi attrae nelle sfumature dense
che spirano candore.

Inerte gusto la mia follia,
senza mai chiedere;
nell’attesa che s’impadronirà
di parole in difetti.

Nel rimpianto sarai desiderata,
cristallo eterno che riluci sorrisi,
t’annidi splendida
in dimensioni dove incanti e
ti involi serena.

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poesia di Donatella Nardin - Cavallino Treporti (VE)




Le maree,

sei ore donna, sei ore bambina.

Il suo corpo futurista ha assorbito

i ritmi circadiani di laguna,

così, per mutare le posture

quasi sempre di traverso,

scruta il vero senza gli occhi.
Poi, di giorno, conta gli anni

agli aironi di barena,

piange a lungo i suoi peccati

con i suoni modulati alla rovescia,

disegna pesci, granchi rosa,

cerca nessi tra germogli appena nati

e le metriche radici sottoterra.
E, la sera,

respira luci, ingoia stelle,

fa lo scrub al sacello screpolato

della pelle con bendaggi al cioccolato,

rifà le punte ai concetti, alle rime,

sillabando, rimestando.
E si sfila dal suo mondo

così folle, così umano,

per incardinare all’acqua

un frullato cartesiano di parole.

Questi versi: per non morire.

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poesia di Andrea Testa - Guidonia (RM)



Forbici che tagliano le dita dei piedi
Corde tese abbracciano i corpi, poi:
Cumuli di afa e di elmi lucenti
I teschi
Orde di cani assassini
osservano l'ultima menade in fila
vestita di Bianco e riposa
Le ossa schiacciate dall'aria
La vertebra rotta del collo
Smembrata è a terra, sul putrido manto sugoso,
la faccia
Oscena visione di danze interrotte
Tripudio di fori e dolore
Il sangue incrostato rimane nel tempo
e la pioggia più nera non lo laverà.

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poesia di Michelangelo Marchingiglio - Trapani



Forte e possente m’appari oggi, o mare!,

mentre ti gonfi

e ti lasci andare

armonico

m’affaccio dall’alta ala della nave

e mi specchio tra i tuoi “colli”

trascinanti la mia immagine:

mossa

deturpata,

spezzata,

contorta,

falsa .
Quando finirai di sballottarla?

Se mai dovessi rigettarla integra e vera

tra le dolci spiagge di Manila,

Davao,

Cagayan de oro,

Legaspi

falle rivivere quelle albe silenziose

profumate di mango e di papaya.

Se mai dovessi rivivere

i cieli infuocati dei tropici,

schiarisci

con la tua bianca schiuma

quel colore azzurro intenso

del cielo afro

schizzato del sangue degli innocenti

che non conobbero lealtà e amore,

ma l’infamia e la schiavitù.

Se mai più dovessi essere straniero in terra,

di tanto in tanto,

fammi rivivere quei crepuscoli mattutini,

quando...

i miei occhi nudi

videro rondini del mare clandestini

suicidarsi in coperta al mio passaggio,

che il nostromo mattiniero

fischiettando… da prua a poppa,

felicemente raccoglieva,

assaporando di già, il prelibato piatto

Se mai dovessi rivivere i miei sogni

e

i miei amori falliti,

quelli

vissuti pienamente hanno più calore

perché… per loro,

ho accumulato gioie mai provate

e visto cose sconosciute,

che

mai avrei sognato di vedere essere vere.

Il cuore non reggerebbe l’emozione

del senso della percezione

di quell’infinito….

che non è dell’uomo

finito.

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poesia di Maura Riva - Sirone (LC)




Acqua è il suono

che scivola

tra noi,

lento,

è un fruscio di vento.

È goccia, goccia e goccia

che scroscia

e tintinna,

picchietta e si schianta.

Scricchiola

e si rompe:

è vetro

sotto le scarpe.

È piano

è pianissimo

è sussurro

ed è silenzio.

È pausa

è respiro,

e un altro

è senza fiato.

Dorme,

è quiete.

E poi si alza,

cammina

e poi corre.

È un tacco,

veloce

rincorre l’altro.

È una mano

che attende,

tamburella le unghie laccate

e scosta

le tende.

Caldo è il suono

di una voce

conosciuta,

di un momento

che finisce

in crescendo.

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poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam



Dolce naufragar che mi par così lento.

All’avventura,

con un pensiero che non desidero sia trafugato e fiacco;

il pensiero forte e figlio di una vita

come fosse un tormento.

E qua la terra è forte, altresì giunta a qualcosa di ancor più coriaceo..

non passano i soffi, ma sostiene a braccia conserte i passi.

La gente ci balla sopra..

..dalla donna con ombrello e scarpe col tacco

- dall’alto, nel basso -

..all’uomo ignudo con la barba lunga e gli occhi cisposi.

Alla danza nemmeno il mare si scuote.

Fermo, presente, ha nome d’uomo,

ma si muove sempre con nome di donna.

Ricordo che con questa gente c’ero.

Forse ancora ci sono.

Una volta sapevo salire solo le scale,

dormire, ma non ballare.

Oggi, se può passare attorno a me una donna - tra le fila -

vuol dire che domani posso provare.

Chiudere la bocca, e non più sbraitare col corno,

tornare a casa, anche tra pianure,

giocando ad inseguire le crepe della nostra terra.

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poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam



Seguire a sgambettare,

scavalcare,

sfarfallare,

a sciogliere gambe

- su un libro –

per sollievo.

Mollemente sparse,

ma raccolte entrambe

a suggello del letto sfogliato.

Tu ci sei sopra

-

giovane, vecchio

morto che scrive

-

mollagli pure

la testa

sulle pagine

come mantice di guanciali

a rincorrer carta che appassisce,

fatali tanto che la si svecchia

scollinando

giù,

cadendo in doline

di facile amore.

Tu,

invaghito

di quel nero

- nato -

dopo che gli prese

di quel bianco

la fame.

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poesia di Paolo Tonelli- Amsterdam



Bizzarra ragazza che attendi in punta di piedi e di ciglia;

ti ergi e ti inclini ancor prima che sia io a dirti quanto sei pazza.

Com’è che inciti,

trasudi sogni, leggerezza

ed insisti nel farti insultare: ma quanto schiamazza quest’arnese che né parla e nemmen duole?

Ebbene vai,

raminga,

tra una crepa ed attraverso una persona,

fulgida nell’aria al passar dell’asfalto,

goccia qualunque d’ogni temporale,

rifugio ed aiuto di colui

che da te difficilmente si sottrae,

e corri sotto minaccia quando tutti vorrebbero fare a gara,

a quanto pare.

Su di te tutto si può fare,

e la deriva permette che il pensare

s’imbarchi là dove paesi, prima eran solo cenere.

Vanesio e fatuo pezzo di ferro: qual’è il tuo segreto che annebbia vista e fiato?

La magia di un piede dopo l’altro,

il calore di un raggio dietro l’altro;

perché non incontri terreno impossibile, e non giochi a terra e nel fango

finché io ricordo, e con te ne parlo.

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poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam



Fulgido sguardo distaccato,

affascinante latenza di sorriso,

voluttuosa svogliatezza.

Ed io con te,

nostalgico,

accarezzo movenze figlie di quotidianità.

La mia contemplazione estatica

che brama le tue disincantate gesta.

Il mio desiderio indesiderabile.

Sei tu il mio sfogo di membra,

annego tra le tue braccia.

E con te,

lieto,

accolgo l’incontro del mio destino.

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di Franca Oberti - Calco (LC)



Noi spezziamo il corpo

in piccoli frammenti,

per non sentire

la sofferenza dell’Unità

e lasciamo che altri

si preoccupino per noi

per non gravarci

di responsabilità

e crediamo di ‘essere’

per l’importanza

che qualcuno ci da

e cerchiamo di ‘avere’

per raggiungere

la felicità

e vogliamo sapere

senza approfondire

per non doverci scontrare

con l’inutilità

delle passioni

e di tante emozioni

che ci trasportano

lontano dalla Verità.

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poesia di Franca Oberti - Calco (LC)




Noi, donne,

trattenute

come farfalle

impazzite,

poi liberate,

senza contegno,

poi arrabbiate,

senza ritegno;

illuse, nel tempo,

di essere capite.

Svilite,

nei ruoli forzati,

perdute,

tra i sensi di colpa,

smarrite

da tanti abbandoni.

Consapevoli, ora,

di occasioni perdute;

porzioni, poi,

di famiglie fallite,

smembrate…

tradite…

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poesia de Il Poeta di Strada (Giovannantonio)



Ieri è stata una fervida giornata
che ho parlato con cento e più persone.
Ti piacciono i film di cappa e spada?
Ricordi Ciranò de Bergerac
e il suo racconto
dei cento e più notturni assalitori?
Cento!

Ebbene, sono stanco di parlare,
è proiezione che non ha ritorno,
un gioco a vuoto
in una città superba
una città senz’anima e morente,
un incubo futuro, da fantascienza,
un luogo di espiazione senza fondo,
dove i mostri divorano la carne
e annientano la mente.

Eppure, si diceva, in altri tempi,
ne fa più la parola che la spada
e nessuno ha pensato di correggere
la persona intelligente,
affabulante,
il segnato da Dio, il maledetto
del quale tutti restano sgomenti,
un solitario, un paria ed un reietto.

Sto diventando folle certamente
se riesco a confessarlo a questa gente,
spettacolarizzo a un pubblico demente
che sembra che ti ascolti, ma non sente.

Perché hanno cambiato le parole
e per tutte ho fatto un solo esempio:
pensa un poco al termine: interesse,
mutato esattamente nel contrario.
Ecco che si manipola la mente
cambiando senso al vocabolario,
spacciando l’ignoranza tra la gente
così che ognuno ignori il suo calvario
e scacci chi gli spulcia la coscienza.

Invece c'è una sola differenza
che se incontri un demente screanzato
fra questi cento cavalier pagati
con la spada lo uccidi, ma a parole
non riuscirai mai a fargli niente.

Allora qualche cosa va cambiata
e se il parlare è arma ormai spuntata,
non resta che star solo, e in silenzio
o denunciare quel che accade adesso
facendolo nei modi che è concesso.

E ricordarsi, se sei in quarantena,
che, anche se il proverbio non l’accenna,
la cosa ch’è puntuta più di spada,
quando non hai parola,
è la penna.

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poesia di Claudio Parisi - Guidonia (RM)



Disordine, suoni sconnessi

sentimenti dissolti

organi dell’indifferenza

l’oboe dell’amor fermato

per un istante

la natura brilla sola

lucente ,

poi tutto in quiete

perfino i grilli

non cantano più,

la desolazione ,

come un maestro d’orchestra

è giunto,

fermo ,

ha fermato le festose danze.

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scritto da Donato Ladik - Torino



Coi polpastrelli titillanti

carezzi con maestria

lo strumento dei gitani

per donarci l’allegria.

Ma le note percepite

da un animo emotivo

forse son più sentite

del vincolo espressivo.

Struggente la vibrazione

nel volteggiar l’archetto;

donando un’emozione

tu nutri l’intelletto.

Esegui liriche virtuose,

con scintillio di suoni,

che appaiono sontuose

anche ai non intenditori;

fai sì che l’intimo dell’uomo

toccato nel profondo

liberi nell’animo

un sentimento più fecondo.

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scritto da Giovanni Di Filippo - Agrigento




Se conosci la tua strada

sei sempre tranquillo...

se non conosci la via

cominci ad aver paura...

solo alcune persone

hanno perso la paura:

la paura dell'ignoto.

Alcune persone

non ne hanno più diritto:

hanno assaporato tutte le gioie

e i dolori

di questo cammino.

Mentre è ridotto il religiosismo...

tanti, ormai, non fanno più nulla,

per la paura:

la paura dell'ignoto.

Non ti far ingannare dalle grandi idee:

nascondono sempre un fine non tuo...

Devi essere in grado di capire

qual'è il giusto sentiero,

anche se, forse, è quello più nascosto.

Perché se vuoi vivere davvero

non devi avere, non puoi avere, la paura:

la paura dell'ignoto.

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di Irene Caputi - Roma



When the stars were the only way to see your eyes
Quand les étoiles étaient l’unique chemin de suivre pour voir tes yeux
Quando le stelle erano l’unica via per vedere i tuoi occhi
When all the dreams were only memories removed
Quand tous les rêves n’étaient pas que mémoires loin
Quando tutti i sogni non erano altro che memorie lontane
When all my thrills were part of your life and each tear were wasted water
Quand tous mes frissons faisant part de ta vie et chaque larme était eau perdue
Quando tutti i miei brividi facevan parte della tua vita ed ogni lacrima era acqua perduta

The black epoch of our senses
L’époque noire de nos sens
L’epoca nera dei nostri sensi
The epoch of love inside death and death inside love
L’époque de l’amour dans la morte et de la morte dans l’amour
L’epoca dell’amore nella morte e della morte nell’amore
The courage to know that nothing lasts for ever
Du courage de savoir que rien est éternel
Del coraggio di sapere che niente é per sempre
And that life is pain and pain is life
Et que la vie est douleur et la douleur est vie
E che la vita è dolore e che il dolore è vita

The black epoch of our emotions
L’époque noire de nos émotions
L’epoca nera delle nostre emozioni
When the torchlight of our love extinguished its flame at dawn
Quand le lumière de flambeaux du notre amour à l’aube s’étanchait
Quando la fiaccola del nostro amore all’alba si spegneva
Amid the cool dew of springtime and our little wounds
Parmi la fraise rosée du printemps et nos petites blessures
Tra la fresca rugiada della primavera e le nostre piccole ferite

A petty shadow fell in the golden fields of grain
Une petite ombre s’abattrait entre les dorés champs de grain
Una piccola ombra si abbatté tra i campi dorati di grano
And the raven’s wings opened the sky until the macabre laughter of the reaper
Et les ailes d’un corbeau ouvrirent le ciel jusqu’à le rire macabre du moissonneur
E le ali di un corvo aprirono il cielo fino alla risata macabra del mietitore
And ‘til the burial of our desires
Et à la sépulture de nos désires
E alla sepoltura di tutti i nostri desideri

When the stars were the only way to see your eyes
Quand les étoiles étaient l’unique chemin de suivre pour voir tes yeux tant fragiles qu’ironiques
Quando le stelle erano l’unica via per vedere i tuoi occhi così fragili quanto ironici
When all the dreams were only memories removed
Quand tous les rêves n’étaient pas que mémoires loin
Quando tutti i sogni non erano altro che memorie lontane
When all my thrills were part of your life
Quand tous mes frissons faisant part de ta vie et chaque larme était eau perdue
Quando tutti i miei brividi facevan parte della tua vita ed ogni lacrima era acqua perduta

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Una Finestra su Feltrinelli