AVVISO
poesia di Francesco Fiorentino
In seggiovia esploro,
gli anni spaziano nel vuoto.
Le valli e le cime dondolano le distanze
appese , alla luce degli spazi
che avvicinano i desideri agli angoli
immortalati dall'anima. Il sodalizio
fra cielo e mare si tempera
al tarmonto del sole, che si cela
nell'azzurro cristallo.
Un tappeto acquerello, invita il grigiore
che s'incammina verso la sera e
sorseggia il buio, nella coppa del giorno.
poesia di Jessica Franzon - Roma
dimmi solo dove sei.
sotto quale cielo
consumi distrattamente
il tuo tempo
-respiro inconsapevole di vita-
solo dove sei.
ti ho trovato.perso.trovato ancora.
ma no
non eri tu..
solo disordinati frammenti del tuo riflesso.
tra le dita ricordi disconnessi
-solo disordinati frammenti del tuo riuflesso-
dimmi
puoi sentirmi gridare nel deserto?
percepisci il rantolo del giorno che agonizza
qui
sulla mia pelle?
e il gemito dell'alba nuova che si arrampica
sul mio viso?
dimmi...
poesia di Angelo Soraci - Messina
(Immagine di un uomo che contempla il silenzio)
Fuori dalla finestra
La notte domina su ogni cosa
Le nubi van lontane
E le stelle sono in posa
Le cicale sono in festa
E cantan contente e fiere
Nel silenzio oltre la siepe
Voglion farsi notare
Dentro la mia stanza
Non odo alcun rumore
Solo gocce dal lavandino
Mi fanno un pò distrarre
Il letto è troppo grande
Troppo freddo e abbandonato
La luna si affaccia a fasci
Che accarezzo con un dito
Sento il suo profumo
Ancora sul guanciale
Amore dove sei?
Mi manchi da morire!
La notte lunga e zitta
che ogni tanto fa rumore
continua il suo viaggiare
tra le restanti ore
io da viaggiatore
attento e rispettoso
stremato dalla stanchezza
s’un fianco
mi riposo.
poesia di Antonio Cavallari - Spoleto
Goccioli sorrisi…l’incanto di
una cordata vibrevole
ti spiana impetuosa
la rotta dei miei pensieri.
Molle dei tuoi respiri
m’immergo nell’abisso del pudore:
soffia il destino muto
e mi attrae nelle sfumature dense
che spirano candore.
Inerte gusto la mia follia,
senza mai chiedere;
nell’attesa che s’impadronirà
di parole in difetti.
Nel rimpianto sarai desiderata,
cristallo eterno che riluci sorrisi,
t’annidi splendida
in dimensioni dove incanti e
ti involi serena.
poesia di Donatella Nardin - Cavallino Treporti (VE)
Le maree,
sei ore donna, sei ore bambina.
Il suo corpo futurista ha assorbito
i ritmi circadiani di laguna,
così, per mutare le posture
quasi sempre di traverso,
scruta il vero senza gli occhi.
Poi, di giorno, conta gli anni
agli aironi di barena,
piange a lungo i suoi peccati
con i suoni modulati alla rovescia,
disegna pesci, granchi rosa,
cerca nessi tra germogli appena nati
e le metriche radici sottoterra.
E, la sera,
respira luci, ingoia stelle,
fa lo scrub al sacello screpolato
della pelle con bendaggi al cioccolato,
rifà le punte ai concetti, alle rime,
sillabando, rimestando.
E si sfila dal suo mondo
così folle, così umano,
per incardinare all’acqua
un frullato cartesiano di parole.
Questi versi: per non morire.
poesia di Andrea Testa - Guidonia (RM)
Forbici che tagliano le dita dei piedi
Corde tese abbracciano i corpi, poi:
Cumuli di afa e di elmi lucenti
I teschi
Orde di cani assassini
osservano l'ultima menade in fila
vestita di Bianco e riposa
Le ossa schiacciate dall'aria
La vertebra rotta del collo
Smembrata è a terra, sul putrido manto sugoso,
la faccia
Oscena visione di danze interrotte
Tripudio di fori e dolore
Il sangue incrostato rimane nel tempo
e la pioggia più nera non lo laverà.
poesia di Michelangelo Marchingiglio - Trapani
Forte e possente m’appari oggi, o mare!,
mentre ti gonfi
e ti lasci andare
armonico
m’affaccio dall’alta ala della nave
e mi specchio tra i tuoi “colli”
trascinanti la mia immagine:
mossa
deturpata,
spezzata,
contorta,
falsa .
Quando finirai di sballottarla?
Se mai dovessi rigettarla integra e vera
tra le dolci spiagge di Manila,
Davao,
Cagayan de oro,
Legaspi
falle rivivere quelle albe silenziose
profumate di mango e di papaya.
Se mai dovessi rivivere
i cieli infuocati dei tropici,
schiarisci
con la tua bianca schiuma
quel colore azzurro intenso
del cielo afro
schizzato del sangue degli innocenti
che non conobbero lealtà e amore,
ma l’infamia e la schiavitù.
Se mai più dovessi essere straniero in terra,
di tanto in tanto,
fammi rivivere quei crepuscoli mattutini,
quando...
i miei occhi nudi
videro rondini del mare clandestini
suicidarsi in coperta al mio passaggio,
che il nostromo mattiniero
fischiettando… da prua a poppa,
felicemente raccoglieva,
assaporando di già, il prelibato piatto
Se mai dovessi rivivere i miei sogni
e
i miei amori falliti,
quelli
vissuti pienamente hanno più calore
perché… per loro,
ho accumulato gioie mai provate
e visto cose sconosciute,
che
mai avrei sognato di vedere essere vere.
Il cuore non reggerebbe l’emozione
del senso della percezione
di quell’infinito….
che non è dell’uomo
finito.
poesia di Maura Riva - Sirone (LC)
Acqua è il suono
che scivola
tra noi,
lento,
è un fruscio di vento.
È goccia, goccia e goccia
che scroscia
e tintinna,
picchietta e si schianta.
Scricchiola
e si rompe:
è vetro
sotto le scarpe.
È piano
è pianissimo
è sussurro
ed è silenzio.
È pausa
è respiro,
e un altro
è senza fiato.
Dorme,
è quiete.
E poi si alza,
cammina
e poi corre.
È un tacco,
veloce
rincorre l’altro.
È una mano
che attende,
tamburella le unghie laccate
e scosta
le tende.
Caldo è il suono
di una voce
conosciuta,
di un momento
che finisce
in crescendo.
poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam
Dolce naufragar che mi par così lento.
All’avventura,
con un pensiero che non desidero sia trafugato e fiacco;
il pensiero forte e figlio di una vita
come fosse un tormento.
E qua la terra è forte, altresì giunta a qualcosa di ancor più coriaceo..
non passano i soffi, ma sostiene a braccia conserte i passi.
La gente ci balla sopra..
..dalla donna con ombrello e scarpe col tacco
- dall’alto, nel basso -
..all’uomo ignudo con la barba lunga e gli occhi cisposi.
Alla danza nemmeno il mare si scuote.
Fermo, presente, ha nome d’uomo,
ma si muove sempre con nome di donna.
Ricordo che con questa gente c’ero.
Forse ancora ci sono.
Una volta sapevo salire solo le scale,
dormire, ma non ballare.
Oggi, se può passare attorno a me una donna - tra le fila -
vuol dire che domani posso provare.
Chiudere la bocca, e non più sbraitare col corno,
tornare a casa, anche tra pianure,
giocando ad inseguire le crepe della nostra terra.
poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam
Seguire a sgambettare,
scavalcare,
sfarfallare,
a sciogliere gambe
- su un libro –
per sollievo.
Mollemente sparse,
ma raccolte entrambe
a suggello del letto sfogliato.
Tu ci sei sopra
-
giovane, vecchio
morto che scrive
-
mollagli pure
la testa
sulle pagine
come mantice di guanciali
a rincorrer carta che appassisce,
fatali tanto che la si svecchia
scollinando
giù,
cadendo in doline
di facile amore.
Tu,
invaghito
di quel nero
- nato -
dopo che gli prese
di quel bianco
la fame.
poesia di Paolo Tonelli- Amsterdam
Bizzarra ragazza che attendi in punta di piedi e di ciglia;
ti ergi e ti inclini ancor prima che sia io a dirti quanto sei pazza.
Com’è che inciti,
trasudi sogni, leggerezza
ed insisti nel farti insultare: ma quanto schiamazza quest’arnese che né parla e nemmen duole?
Ebbene vai,
raminga,
tra una crepa ed attraverso una persona,
fulgida nell’aria al passar dell’asfalto,
goccia qualunque d’ogni temporale,
rifugio ed aiuto di colui
che da te difficilmente si sottrae,
e corri sotto minaccia quando tutti vorrebbero fare a gara,
a quanto pare.
Su di te tutto si può fare,
e la deriva permette che il pensare
s’imbarchi là dove paesi, prima eran solo cenere.
Vanesio e fatuo pezzo di ferro: qual’è il tuo segreto che annebbia vista e fiato?
La magia di un piede dopo l’altro,
il calore di un raggio dietro l’altro;
perché non incontri terreno impossibile, e non giochi a terra e nel fango
finché io ricordo, e con te ne parlo.
poesia di Paolo Tonelli - Amsterdam
Fulgido sguardo distaccato,
affascinante latenza di sorriso,
voluttuosa svogliatezza.
Ed io con te,
nostalgico,
accarezzo movenze figlie di quotidianità.
La mia contemplazione estatica
che brama le tue disincantate gesta.
Il mio desiderio indesiderabile.
Sei tu il mio sfogo di membra,
annego tra le tue braccia.
E con te,
lieto,
accolgo l’incontro del mio destino.
di Franca Oberti - Calco (LC)
Noi spezziamo il corpo
in piccoli frammenti,
per non sentire
la sofferenza dell’Unità
e lasciamo che altri
si preoccupino per noi
per non gravarci
di responsabilità
e crediamo di ‘essere’
per l’importanza
che qualcuno ci da
e cerchiamo di ‘avere’
per raggiungere
la felicità
e vogliamo sapere
senza approfondire
per non doverci scontrare
con l’inutilità
delle passioni
e di tante emozioni
che ci trasportano
lontano dalla Verità.
poesia di Franca Oberti - Calco (LC)
Noi, donne,
trattenute
come farfalle
impazzite,
poi liberate,
senza contegno,
poi arrabbiate,
senza ritegno;
illuse, nel tempo,
di essere capite.
Svilite,
nei ruoli forzati,
perdute,
tra i sensi di colpa,
smarrite
da tanti abbandoni.
Consapevoli, ora,
di occasioni perdute;
porzioni, poi,
di famiglie fallite,
smembrate…
tradite…
poesia de Il Poeta di Strada (Giovannantonio)
Ieri è stata una fervida giornata
che ho parlato con cento e più persone.
Ti piacciono i film di cappa e spada?
Ricordi Ciranò de Bergerac
e il suo racconto
dei cento e più notturni assalitori?
Cento!
Ebbene, sono stanco di parlare,
è proiezione che non ha ritorno,
un gioco a vuoto
in una città superba
una città senz’anima e morente,
un incubo futuro, da fantascienza,
un luogo di espiazione senza fondo,
dove i mostri divorano la carne
e annientano la mente.
Eppure, si diceva, in altri tempi,
ne fa più la parola che la spada
e nessuno ha pensato di correggere
la persona intelligente,
affabulante,
il segnato da Dio, il maledetto
del quale tutti restano sgomenti,
un solitario, un paria ed un reietto.
Sto diventando folle certamente
se riesco a confessarlo a questa gente,
spettacolarizzo a un pubblico demente
che sembra che ti ascolti, ma non sente.
Perché hanno cambiato le parole
e per tutte ho fatto un solo esempio:
pensa un poco al termine: interesse,
mutato esattamente nel contrario.
Ecco che si manipola la mente
cambiando senso al vocabolario,
spacciando l’ignoranza tra la gente
così che ognuno ignori il suo calvario
e scacci chi gli spulcia la coscienza.
Invece c'è una sola differenza
che se incontri un demente screanzato
fra questi cento cavalier pagati
con la spada lo uccidi, ma a parole
non riuscirai mai a fargli niente.
Allora qualche cosa va cambiata
e se il parlare è arma ormai spuntata,
non resta che star solo, e in silenzio
o denunciare quel che accade adesso
facendolo nei modi che è concesso.
E ricordarsi, se sei in quarantena,
che, anche se il proverbio non l’accenna,
la cosa ch’è puntuta più di spada,
quando non hai parola,
è la penna.
poesia di Claudio Parisi - Guidonia (RM)
Disordine, suoni sconnessi
sentimenti dissolti
organi dell’indifferenza
l’oboe dell’amor fermato
per un istante
la natura brilla sola
lucente ,
poi tutto in quiete
perfino i grilli
non cantano più,
la desolazione ,
come un maestro d’orchestra
è giunto,
fermo ,
ha fermato le festose danze.
scritto da Donato Ladik - Torino
Coi polpastrelli titillanti
carezzi con maestria
lo strumento dei gitani
per donarci l’allegria.
Ma le note percepite
da un animo emotivo
forse son più sentite
del vincolo espressivo.
Struggente la vibrazione
nel volteggiar l’archetto;
donando un’emozione
tu nutri l’intelletto.
Esegui liriche virtuose,
con scintillio di suoni,
che appaiono sontuose
anche ai non intenditori;
fai sì che l’intimo dell’uomo
toccato nel profondo
liberi nell’animo
un sentimento più fecondo.
scritto da Giovanni Di Filippo - Agrigento
Se conosci la tua strada
sei sempre tranquillo...
se non conosci la via
cominci ad aver paura...
solo alcune persone
hanno perso la paura:
la paura dell'ignoto.
Alcune persone
non ne hanno più diritto:
hanno assaporato tutte le gioie
e i dolori
di questo cammino.
Mentre è ridotto il religiosismo...
tanti, ormai, non fanno più nulla,
per la paura:
la paura dell'ignoto.
Non ti far ingannare dalle grandi idee:
nascondono sempre un fine non tuo...
Devi essere in grado di capire
qual'è il giusto sentiero,
anche se, forse, è quello più nascosto.
Perché se vuoi vivere davvero
non devi avere, non puoi avere, la paura:
la paura dell'ignoto.
di Irene Caputi - Roma
When the stars were the only way to see your eyes
Quand les étoiles étaient l’unique chemin de suivre pour voir tes yeux
Quando le stelle erano l’unica via per vedere i tuoi occhi
When all the dreams were only memories removed
Quand tous les rêves n’étaient pas que mémoires loin
Quando tutti i sogni non erano altro che memorie lontane
When all my thrills were part of your life and each tear were wasted water
Quand tous mes frissons faisant part de ta vie et chaque larme était eau perdue
Quando tutti i miei brividi facevan parte della tua vita ed ogni lacrima era acqua perduta
The black epoch of our senses
L’époque noire de nos sens
L’epoca nera dei nostri sensi
The epoch of love inside death and death inside love
L’époque de l’amour dans la morte et de la morte dans l’amour
L’epoca dell’amore nella morte e della morte nell’amore
The courage to know that nothing lasts for ever
Du courage de savoir que rien est éternel
Del coraggio di sapere che niente é per sempre
And that life is pain and pain is life
Et que la vie est douleur et la douleur est vie
E che la vita è dolore e che il dolore è vita
The black epoch of our emotions
L’époque noire de nos émotions
L’epoca nera delle nostre emozioni
When the torchlight of our love extinguished its flame at dawn
Quand le lumière de flambeaux du notre amour à l’aube s’étanchait
Quando la fiaccola del nostro amore all’alba si spegneva
Amid the cool dew of springtime and our little wounds
Parmi la fraise rosée du printemps et nos petites blessures
Tra la fresca rugiada della primavera e le nostre piccole ferite
A petty shadow fell in the golden fields of grain
Une petite ombre s’abattrait entre les dorés champs de grain
Una piccola ombra si abbatté tra i campi dorati di grano
And the raven’s wings opened the sky until the macabre laughter of the reaper
Et les ailes d’un corbeau ouvrirent le ciel jusqu’à le rire macabre du moissonneur
E le ali di un corvo aprirono il cielo fino alla risata macabra del mietitore
And ‘til the burial of our desires
Et à la sépulture de nos désires
E alla sepoltura di tutti i nostri desideri
When the stars were the only way to see your eyes
Quand les étoiles étaient l’unique chemin de suivre pour voir tes yeux tant fragiles qu’ironiques
Quando le stelle erano l’unica via per vedere i tuoi occhi così fragili quanto ironici
When all the dreams were only memories removed
Quand tous les rêves n’étaient pas que mémoires loin
Quando tutti i sogni non erano altro che memorie lontane
When all my thrills were part of your life
Quand tous mes frissons faisant part de ta vie et chaque larme était eau perdue
Quando tutti i miei brividi facevan parte della tua vita ed ogni lacrima era acqua perduta



